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Il paradosso dell’obesità: per gli scienziati il sovrappeso fa bene alla salute

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Essere in sovrappeso o leggermente obesi fa bene alla salute: è questo il paradosso dell’obesità, teorizzato di recente da scienziati di tutto il mondo e che si scontra con le tradizionali teorie della medicina. Così ne parla Harriett Brown nella rivista online Quartzin un articolo che riportiamo integralmente, traducendolo.

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Foto: Quintin Mills

Circa una decina di anni fa, i ricercatori rilevarono che pazienti con condizioni croniche come le patologie cardiache mangiavano meglio di altri. Come notizia era incoraggiante, forse uno spunto per le cure del futuro. Invece, i ricercatori rimasero stupefatti. Il fattore che sembrava proteggere questi pazienti era proprio il grasso corporeo: tutti erano sovrappeso o leggermente obesi.

“Quando i professionisti della salute scrivono il loro primo libro sulla nutrizione, c’è un capitolo sull’obesità”, dice Glenn Gaesser, direttore dell’Healthy Lifestyles Research Center alla Arizona State University. “E generalmente dice che le persone grasse non stanno bene, mentre quelle magre sono in salute”.
I ricercatori iniziarono immediatamente a spiegare questo ‘paradosso dell’obesità’ o – più spesso – a dargli una spiegazione. Carl Lavie, un cardiologo di Jefferson, Louisiana, fu uno dei primi medici a descrivere il paradosso. Impiegò circa un anno per trovare un periodico che pubblicasse le sue scoperte. “Le persone pensavano che non poteva essere vero, che doveva esserci qualcosa di sbagliato con i dati”, ha raccontato a Quartz.

Da allora, decine di studi hanno confermato l’esistenza del paradosso. Oggi si pensa che il sovrappeso aiuti i pazienti con una lunga serie di patologie, inclusi polmonite, scottature, ictus, cancro, ipertensione e malattie cardiache. I ricercatori che hanno provato a dimostrare che il paradosso si basa su dati errati o sul ragionamento hanno presto fallito. E mentre gli scienziati non sono ancora d’accordo su cosa il paradosso significhi per la salute, molti di loro ne accettano l’evidenza. “È stato ampiamente e coerentemente dimostrato in diversi stati di malattia”, dice Gregg Fonarow, ricercatore in cardiologia all’Università della Californa, Los Angeles.

La ricercatrice che più si è battuta per aprire il dibattito, e che nel processo è divenuta oggetto di molti dei rifiuti che ha generato, è un’epidemiologa dell’US Centers for Disease Control and Prevention, Katherine Flegal. Insieme ai suoi colleghi, ha osservato centinaia di studi sulla mortalità che includevano dati sul BMI (body mass index, l’indice di massa corporea), che viene calcolato dividendo il peso di una persona in chilogrammi per il quadrato della sua altezza in metri. Le persone con BMI superiore a 25 sono considerate sovrappeso, e quelle con BMI superiore a 30 sono considerate obese.

La Flegal ha trovato fra le persone con sovrappeso o lieve obesità i tassi di mortalità più bassi. È vero che questi gruppi sono leggermente più predisposti a soffrire di patologie cardiache e ad altre condizioni di minaccia per la vita all’inizio. Ma è anche vero che sono molti i fattori che influenzano la possibilità che una persona soffra di patologie cardiache. E il legame forte tra peso e malattia emerge solo in persone gravemente obese. Quindi, presi per il loro valore nominale, i risultati sembravano dimostrare che un lieve sovrappeso è benefico per il corpo.

La Flegal è una ricercatrice meticolosa: le sue analisi più recenti incorporavano dati di almeno 100 studi e che coinvolgevano quasi 3 milioni di persone. Sono stati pubblicati dal prestigioso Journal of the American Medical Association. Il lavoro della ricercatrice l’ha portata ad essere bersaglio di coloro che deridono la teoria del paradosso. Walter Willett, un ricercatore della Harvard School of Public Health che sostiene una posizione di alto profilo contro l’obesità, ha detto alla NPR che uno degli ultimi studi della Flegal era “letteralmente un mucchio di immondizia” e che “nessuno dovrebbe perdere il proprio tempo a leggerlo”. (Successivamente, è stato ammonito dagli editori di Nature. In commenti recenti a Quartz, ha ribadito la sua posizione rispetto ‘all’immondizia’ che emergerebbe dagli studi).

Le lamentele di Willett stanno iniziando a sembrare meno credibili, tuttavia, perché nessuno è stato in grado di smentire il paradosso. Una delle spiegazioni più frequenti è che le persone grasse ricevono trattamenti più aggressivi rispetto alle persone magre, perché il loro peso aumenta i fattori di rischio secondo i medici. Affermazione che sembra opinabile: gli studi infatti dimostrano che le persone sovrappeso e obese tendono a evitare i medici, effettuano meno screening preventivi e ricevono trattamenti meno accurati perché vengono spesso diagnosticati come ‘grassi’ piuttosto che affetti da altre specifiche condizioni mediche.

Inoltre, almeno un team di ricercatori ha esaminato e scartato la spiegazione del ‘miglior trattamento’. I ricercatori, guidati da un endocrinologo francese, Boris Hansel, hanno analizzato i dati di 54 mila pazienti che erano a rischio di ictus e di infarto. La terapia ideale per questi soggetti è nota a tutti: farmaci protettori come statine e beta-bloccanti. Ma l’obesità leggera sembrava proteggere i pazienti a rischio, indipendentemente dall’assunzione di questi farmaci.
Un’altra spiegazione potenziale è che i dati riferiti alle persone normopeso appaiono alterati. I ricercatori sanno che le persone tendono a perdere peso verso la fine della loro vita, ma che non sempre si rendono conto di essere malate. Anche il fumo fa dimagrire e ammalare le persone. Quindi, secondo la teoria, forse i ricercatori hanno inavvertitamente raggruppato le persone con patologie mortali e i fumatori con persone in salute e normopeso, facendo sembrare il gruppo dei normopeso meno in salute rispetto a quanto non lo sia realmente.

C’è anche qualche prova in grado di sostenere questa tesi, ma gli studi sull’argomento sono ancora poco chiari. Di certo, non è una tesi che sembra utile per scartare il paradosso dell’obesità, almeno secondo Mercedes Carnethon, epidemiologa della Northwestern University, che ha analizzato i dati relativi ai pazienti diabetici. La Carnethon ha iniziato a escludere pazienti che sono morti entro i due anni dalla diagnosi, per dare conto di quelli già malati ma che non lo sapevano; e ha riscontrato tassi di mortalità più elevati tra le persone magre. Quindi, ha esaminato i dati separatamente tra fumatori e non, senza rilevare alcuna differenza. Nonostante gli innumerevoli ricalcoli dei dati effettuati, il paradosso dell’obesità persisteva. (Katherine Flegal aveva esaminato i suoi dati con e senza fumatori, senza riscontrare differenze).

Se il paradosso fosse reale e il sovrappeso potesse apportare benefici, cosa sarebbe a determinare una vita sana? E sarebbe allora necessario mettersi a dieta per perdere peso, ad esempio? I ricercatori sono divisi sulle implicazioni che ciò comporterebbe sulla salute pubblica, ma l’approccio che mi sembra più sensato è quello di Health at Every Size (letteralmente, Salute per tutte le taglie: è un movimento che supporta le persone ad adottare uno stile di vita salutare a prescindere dalla loro taglia), basato sull’idea che i comportamenti sani, inclusi quelli relativi alla nutrizione e all’attività fisica, sono più importanti del peso.

Fate esercizio. Paul McAuley, ricercatore in ambito di educazione alla salute della Winston-Salem State University in North Carolina, ha studiato fitness per quasi 20 anni. Afferma che molti studi sul peso e sulla salute non prendono l’attività fisica in considerazione. “O fanno giusto una domanda su di essa”, dice, “senza andare oltre”. Quando McAuley raccoglie i dati relativi al fitness, scopre che predice la salute e la longevità in modo molto più attendibile rispetto al fatto di avere grasso corporeo.

Altri ricercatori hanno scoperto che l’approccio di Health at Every Size, confrontato con quelli che rimandano a una perdita di peso, porta a livelli più bassi di colesterolo, di pressione e di altri marker del metabolismo. “Siamo davvero colpiti dal fatto che l’unico modo di mediare, con la salute, sia passare attraverso il peso”, dice Linda Bacon, una docente di nutrizione della California, San Francisco, e autrice di un libro relativo a questo approccio.
Se l’approccio Health at Every Size venisse adottato più ampiamente e continuasse a dare risultati, potremmo guardarci alle spalle e concludere che l’elemento che più disturba questa controversia e è che non esiste alcuna controversia. Non sappiamo quanto vorremmo rispetto al complesso rapporto fra peso e salute. Non sappiamo certamente cosa il paradosso dell’obesità significhi, né come interpretarlo. Perché ispira così tanta contrarietà?

“Le persone cercano spasmodicamente un modo per dire che non siamo in presenza di un fatto”, dice Deb Burgard, psicologa clinica di Los Altos, California, che si occupa di disturbi dell’alimentazione.  “E credo che sia necessario qualche commento. Teoricamente, saremmo molto felici di scoprire che le persone non stanno morendo per i fattori che riteniamo siano alla base della morte, non sarebbe una scoperta così incredibile. Che le persone con del peso in eccesso possono star bene”.

Anche gli scienziati le cui ricerche hanno identificato il paradosso sembrano avere una doppia opinione circa la possibilità che possa essere vero. Carnethon ha pubblicato diversi studi che documentano il nesso tra sovrappeso od obesità e percentuali migliori di sopravvivenza tra le persone affette da diabete di tipo 2. Quasi come ogni ricercatore che ho intervistato rispetto all’argomento, rifiuta l’idea che il grasso potrebbe non essere sempre dannoso per la salute. “Non vorremmo mai indietreggiare sul consiglio di perdere peso”, dice.

Anche Lavie, che ha scritto di recente un libro sul paradosso, sembra far propria l’idea che tutti dovrebbero puntare ad avere un BMI compreso nell’intervallo normale. “I magri sviluppano patologie cardiache nonostante la composizione perfetta del loro corpo”, ha detto a Quartz.
Ma da dove viene la definizione di ‘composizione perfetta del corpo’? Persone di tutte le taglie sviluppano malattie cardiache, e le persone grasse affette da queste patologie tendono, in generale, a reagire meglio rispetto ai magri. Forse il vero paradosso risiede nei nostri personali presupposti di cosa rappresenti un ‘peso normale’.

 

 

(traduzione: Noemi Matteucci)

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